LE SENTINELLE DELL’AMBIENTE STANNO MORENDO

Aprile 2016 – Rossano Veneto  (PD)

Fatto denunciato all’Ulss competente e all’Istituto Zooprofilattico

12Lo scenario è disarmante e il responsabile di questo scempio è l’uomo. Le api muoiono avvelenate per l’uso sconsiderato dei neonicotinoidi e fitofarmaci in agricoltura, e, oltre alla sensibile perdita del patrimonio apistico, l’uomo rischia per la sua stessa salute.

Occorre tornare a un’agricoltura sostenibile per salvare l’ambiente e le api. Le api, non solo fungono da impollinatori per circa 70 specie di colture delle 100, che forniscono il 90% di prodotti alimentari, favorendo quindi la biodiversità, ma sono anche le sentinelle dell’ambiente in cui viviamo e delle cose che mangiamo. Non è insomma un problema soltanto sanitario. Contine reading

Nel Cuore Del Parco Di Vejo – Atti Vandalici A Formello Contro Le Api

Atto vandalico, 25 alveari distrutti.
Uccise migliaia di api con  la schiuma di polistirolo espanso.

IMG-20160512-WA0006

A Formello, alle porte di Roma, venticinque alveari sono stati distrutti da ignoti, sigillando la porticina di volo delle arnie con polistirolo espanso. Lo rende noto la titolare degli alveari Manuela Manfredini che esercita l’apicoltura con il padre Giustiniano e il fratello Marco come attività primaria. Le api erano posizionate a Formello nell’azienda agricola di via della Spinaretta della signora Inge Stolz  che,  quando si è avveduta dell’episodio, le api erano già morte soffocate. Contine reading

Anche l’Italia deve dire STOP al Glifosato

Numerose associazioni lanciano una campagna e chiedono a Governo e Parlamento di vietare l’uso dell’erbicida più utilizzato.

stop-glifosato-defRoma, 30 luglio 2015 – AIAB e FIRAB lanciano il manifesto “Stop Glifosato” e chiedono a Governo, Ministeri competenti e Parlamento di applicare il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato.

Chiedono inoltre alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile di prodotto cancerogeno”. Contine reading

Apitraz: nuovo antivarroa, superati i fenomeni di resistenza

FAI_Apitraz_2016-200Già il nome richiama alla memoria il principio attivo, l’Amitraz, largamente impiegato in Italia e nel mondo per la lotta alla varroa; successivamente accantonato a causa dei fenomeni di resistenza –  che l’acaro aveva sviluppato in alcune zone – causati dall’uso di formulati e metodi non autorizzati per l’impiego in apicoltura. Oggi l’APITRAZ, grazie alle maggiori dimensioni e, quindi, alla maggiore superficie di contatto, si propone come il nuovo medicinale veterinario antivarroa che ha ottenuto l’AIC (Autorizzazione all’Immissione in Commercio) da parte del Ministero della Salute; con Decreto n. 16, del 26 Gennaio 2016, viene estesa la già concessa autorizzazione spagnola anche al nostro mercato nazionale.

Contine reading

Il miele è l’oro del made in Italy

L’eccellenza dimenticata di un settore in ripresa

L’apicoltura in Italia è una cosa seria. Un settore produttivo di tutto rispetto che rappresenta un eccellenza del made in Italy nel mondo, non sempre valorizzato come meriterebbe.

cironeIl nostro paese immette sul mercato oltre quaranta tipi di miele diversi, con una forte caratterizzazione territoriale tipica della complessità regionale italiana. Dal miele di corbezzolo sardo fino alla migliore acacia del mondo: “Ogni miele parla del suo territorio, dentro ci sono tutti i sapori di quel luogo, anche questa ricchezza ha fatto grande il miele italiano nel mercato internazionale”. Ci ha detto con orgoglio Raffaele Cirone (in foto a sinistra), apicoltore di professione e presidente nazionale di Fai (Federazione apicoltori italiani), con cui abbiamo cercato di conoscere meglio questo mondo. Contine reading

Il giallo dei ladri di api, caccia con gps e satellitari

Furti in tutta Italia: in un caso sparite 17 arnie con un milione di insetti

12130241--384x195-kJYF-U10709471189939CE-1024x576@LaStampa.it

GIANNI GIACOMINO
TORINO

E’ triste e arrabbiato Mario Berti, apicoltore di 77 anni di Caravino, vicino a Ivrea, quando guarda quello spazio di prato vuoto dove, fino all’altro giorno, erano sistemate 17 arnie popolate da oltre un milione di api, pronte a volare su piante e fiori per catturare i primi germogli. Qualcuno le ha rubate. «Non le ritroverò mai più, mai più – scuote la testa rassegnato – Per la mia famiglia è un grosso danno. Sacrifici e lavoro buttati via. Ma sono pronto a ricompensare chi mi riporterà le api».Il danno si aggira intorno ai 5 mila euro. Berti, vincitore di ben otto premi nazionali per la qualità del miele che produce, è solo l’ultima vittima dei «predoni delle arnie». Che stanno razziando dal Trentino alla Sicilia, perché gli alveari italiani, di grande qualità, sono una merce preziosa che muovono un giro di affari annuo intorno ai 150 milioni di euro.

«Da un po’ di tempo a questa parte i furti sono in costante aumento e noi siamo molto preoccupati» – non nasconde Raffaele Cirone, il presidente nazionale della Federazione Apicoltori Italiani. Fornire delle statistiche sui raid è quasi impossibile. Solo un dettaglio è sicuro. «Chi decide di commettere questo tipo di crimini sa come avvicinarsi alle api, come trattarle e, di solito, sa già come piazzare la refurtiva sul mercato nero. È uno del settore» – analizza Cirone. Oppure: «Si tratta di apicoltori esperti che rubano perché sono a conoscenza di “colleghi” interessati all’acquisto di alveari». L’allarme ha convinto alcuni apicoltori a mettere mano al portafoglio e ad infilare nelle arnie dei microchip. In questo modo, attraverso il sistema satellitare gps, si può sempre tracciare e individuare la posizione della casetta. Altri imprenditori del miele, per sorvegliare fuchi e api regine, hanno invece preferito adottare la soluzione più tradizionale delle telecamere, a parte la solita polizza assicurativa.

Una «casetta» con tutta la sua popolazione può costare da 250 fino a 400 euro. Un’ape regina da riproduzione parte da una quindicina di euro e raggiunge qualche centinaio di euro se ha un pedigree nobile. «Soldi che qualcuno sborsa senza problemi pur di entrare in possesso dell’alveare e produrre miele di qualità» – spiega Giancarlo Naldi, al timone dell’Osservatorio Nazionale Miele. Il presidente evidenzia come in Italia, dove si produrrebbero dalle 23 alle 25 mila tonnellate di miele, dagli ultimi rilevamenti effettuati, su un milione e mezzo di alveari «Emerge che circa 360 mila non sono censiti e questo è un guaio. Perché non si conoscono le condizioni sanitarie delle api che potrebbero anche trasmettere delle malattie».

Un modo per cercare almeno di contrastare le razzie delle arnie ci sarebbe. Ed è l’anagrafe apistica nazionale, nata poco più un anno fa. Un registro al quale tutti i proprietari e detentori di alveari (12 mila quelli «professionali» e dai 35 ai 40 mila quelli con attività di autoconsumo, secondo i numeri dell’Osservatorio), dovrebbero iscriversi, comunicando tutte le caratteristiche dei loro apiari. «Peccato che, dall’entrata in vigore del provvedimento, manchino almeno la metà degli apicoltori italiani e la metà degli alveari – dice chiaramente Cirone -. Ma, poco per volta, perfezioneremo il sistema. L’obiettivo è quello di arrivare ad ottenere il controllo di tutti gli alveari attraverso delle coordinate satellitari». La settimana scorsa a Saluzzo un ladro di api è stato scoperto e denunciato dai carabinieri. Rischia una pena pesante. A parte una sanzione pecuniaria, da uno a sei anni di carcere per abigeato, perché far sparire delle api è classificato come furto di patrimonio zootecnico.

FONTE ARTICOLO E FOTO: CLICCA QUI

 

 

 

 

COLONIE ALIMENTATE ARTIFICIALMENTE HANNO MAGGIORI QUANTITÀ DI PATOGENI DI QUELLE CHE SI ALIMENTANO NATURALMENTE

bioapi_igenicoApidologie ha recentemente pubblicato un lavoro condotto da una equipe di ricercatori statunitensi dell’USDA (il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti), tra i quali Gloria DeGrandi-Hoffman è la capofila, che dimostra come l’alimentazione proteica delle colonie prima della fioritura del mandorlo effettuata con il polline (nel caso specifico quello delle italianissime cime di rapa) migliora enormemente la loro performance rispetto ad una alimentazione proteica artificiale.

Contine reading