Con le api la qualità del vino migliora

Confagricoltura Treviso propone un patto tra apicoltori e viticoltori: “Porre gli alveari nei vigneti è un modo per garantire la biodiversità animale e vegetale”

27/04/2018

TREVISO– Sfalciare lungo i filari, far crescere siepi e boschetti, fare i trattamenti alla sera, contenere l’uso di insetticidi durante la fioritura dell’acacia e del castagno. Confagricoltura Treviso propone un patto tra apicoltori e viticoltori per arrivare a una convivenza ottimale che giovi sia alle api, sia alla viticoltura.

“La sinergia tra viticoltori e apicoltori è fondamentale non solo per la salvaguardia delle api, ma anche per il benessere delle viti e la qualità del vino – spiega Renato Bastasin, direttore di Confagricoltura Treviso – Dagli studi dell’università di Udine è emerso che le api sono amiche della viticoltura. Riescono, infatti, a mitigare gli attacchi di botrite, intervenendo sull’acino rotto e cicatrizzandolo. Non solo. È stato dimostrato come nelle coltivazioni di Prosecco, Merlot, Cabernet e Picolit ci sia stato un aumento dell’allegagione e una minore acinellatura ponendo gli alveari lungo le capezzagne e anche un aumento dei lieviti utili necessari per la fermentazione. Si tratta, quindi, di proporre ai viticoltori alcuni accorgimenti per preservare le api: sfalciare lungo gli interfilari, trattare con assenza di vento e la sera, perché al mattino le api vanno sulle foglie aperte e sui fiori, e non trattare nei giorni immediatamente precedenti l’introduzione degli alveari”.

Un alveare contiene 40.000 api e un avvelenamento può portare, in un solo giorno, alla sparizione di 8-10.000 api.Nel Montello, dove sta per cominciare la fioritura dell’acacia, l’apicoltura ha assunto una grande valenza: “In 15 giorni di fioritura il numero di alveari raggiunge quota 20.000 – sottolinea Bastasin – Ogni alveare è abitato nel massimo sviluppo da circa 50.000 api operaie e produce dai 20 ai 30 chili di miele. La produzione di miele dalle profumate acacie trevigiane può arrivare a quota 500 tonnellate, pari a 3,5 milioni di fatturato. Un valore notevole, che può essere equiparato a quello di 300 ettari di prosecco. Conoscere le api potrebbe aprire notevoli possibilità alle aziende e ai giovani”.

Di questo si parlerà all’incontro il prossimo giovedì 3 alle 17.30 maggio all’incontro “Le api sentinelle ambientali del nostro territorio”, promosso in collaborazione con la Camera di commercio di Treviso e Belluno, nella Cantina montelliana e dei colli asolani di Montebelluna.

All’incontro, aperto a tutti, parteciperanno Claudio Porrini, entomologo dell’università di Bologna, e i vertici di Confagricoltura Treviso. Si spiegherà quali accorgimenti permettono di ridurre le problematiche in agricoltura, con soluzioni tecnologiche a favore dell’ambiente e della sostenibilità. Le api e gli insetti impollinatori sono infatti estremamente importanti per l’agricoltura e, di conseguenza, anche per la sicurezza alimentare e la salubrità dell’ambiente. Dalla loro fondamentale azione traggono vantaggio soprattutto le colture frutticole, sementiere e le ortive. Una diminuzione delle api equivale a una minore garanzia di biodiversità, con la conseguenza dell’impoverimento botanico delle risorse ambientali.

Porre gli alveari nei vigneti, lungo le capezzagne, è un modo per garantire la biodiversità animale e vegetale. Spetterà all’apicoltore occuparsi poi degli alveari, dalla disposizione ai controlli settimanali per rimediare a eventuali problemi. Chiarisce Claudio Porrini: “Garantire il mantenimento delle api nell’ambiente è vitale per la nostra agricoltura. Se le api sparissero, le conseguenze sarebbero terrificanti non solo per le piante e i fiori, ma anche per la vite. Ricordiamoci che il bouquet del vino viene dato dalle erbe, dai frutti e dai fiori: senza l’impollinazione delle api sparirebbe tutto e sarebbe dunque anche la fine delle produzioni tipiche e della qualità”.

FONTE ARTICOLO E FOTO: OGGI TREVISO (clicca sul link per andare all’articolo originale)

 

Crisi del miele, in Trentino calo del 70% della produzione. “Solo il nomadismo può salvare la nostra apicoltura”

Il Consorzio nazionale apicoltori imputa il crollo generalizzato al clima e ai pesticidi. Facchinelli: “Nel nostro caso i contadini non c’entrano. Il problema sono state le gelate e le grandinate. Il miele d’acacia è scomparso al 100%. Per fare apicoltura in Trentino bisogna spostarsi di prato in prato e dobbiamo essere aiutati”

Di Luca Pianesi– 17 novembre 2017 – 06:47

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FESTIVAL DEL MIELE A LEVICO TERME

Dal 25 Agosto al 27 Agosto 2017

Api, miele, cera, propoli, pappa reale… ​dal 25 al 27 agosto ​e Levico Terme un mondo e tanti prodotti​ genuini​ da scoprire​ con stand​, laboratori ​creativo didattici, animazione ​per bambini,​ degustazioni guidate​, dimostrazioni di smielatura​​, aperitivi e menù a tema nei bar e ristoranti del centro!

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Le api sono indicatori di ecosistemi agricoli sani, che aiutano a creare

Il Direttore Generale della FAO sollecita un approccio rispettoso degli insetti impollinatori

Photo: @FAO/Dino Martins

Un’ape al lavoro nella Valle Kerio in Kenya.

21 Maggio 2016, Lubiana – Le api danno un contributo inestimabile all’agricoltura e sono un fattore importante e invisibile della salute ambientale, lavoratori non pagati, che mantengono e riflettono la biodiversità.

“Un mondo senza impollinatori sarebbe un mondo senza diversità alimentare – e nel lungo periodo, senza sicurezza alimentare”, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel corso di una visita in Slovenia che culminerà sabato al festival nazionale degli apicoltori.

La Slovenia sta promuovendo il 20 di maggio come Giornata Internazionale delle Api, e ha ottenuto l’appoggio della FAO e di altri 53 paesi nella recente Conferenza Regionale Europea. I prossimi passi prevedono l’approvazione da parte dei comitati tecnici della FAO e della Conferenza FAO nel 2017. L’Adozione della Giornata internazionale delle Api rappresenterà un’ iniziativa concreta dopo l’adozione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e l’Accordo sui Cambiamenti Climatici di Parigi, in linea con l’ Agenda dello Sviluppo 2030 – ha affermato Graziano da Silva.

Le api sono i più famosi impollinatori, un gruppo di specie i cui membri volano, saltellano e strisciano sopra i fiori per consentire alle piante – comprese quelle che rappresentano oltre un terzo della produzione globale di cibo vegetale – di riprodursi.  La loro assenza eliminerebbe una serie di alimenti nutrienti dalle nostre diete, tra cui le patate, le cipolle, le fragole, i cavolfiori, il pepe, il caffè, la zucca, le carote, i girasoli, le mele, le mandorle, i pomodori e il cacao, ha affermato Graziano da Silva.

Eppure, nonostante il loro ruolo fondamentale, stiamo favorendone l’esaurimento, esponendo le api a sempre maggiori pericoli, ha avvertito il Direttore Generale.

Tra le minacce vi sono il cambiamento di destinazione del suolo, l’impiego di pesticidi, sistemi agricoli monocolturali e il cambiamento climatico, che possono interferire con le stagioni di fioritura.

“Le api sono un segno di ecosistemi ben funzionanti,” ha fatto notare Graziano da Silva, aggiungendo: “Il declino degli impollinatori è in larga misura anche un segno dei disagi che i cambiamenti globali stanno causando agli ecosistemi di tutto il mondo”.

La FAO incoraggia l’adozione di metodi di produzione agricola che incrementano le funzioni degli ecosistemi – come la Gestione Integrata dei Parassiti – che tende a minimizzare l’uso di prodotti chimici per aumentare la produzione in modo sostenibile.

L’impollinazione come servizio eco-sistemico

“L’impollinazione è uno dei servizi eco-sistemici più visibili, che rendono possibile la produzione alimentare”, ha detto il Direttore Generale.

Promuovere robuste comunità di impollinatori – e il lavoro è fatto anche da farfalle, coleotteri, uccelli, pipistrelli, moscerini e altri animali – significa garantire loro una diversità di habitat, così come sostenere le pratiche agricole tradizionali che li beneficiano, ha osservato.

Migliorare la densità e la diversità degli impollinatori sembrano direttamente e positivamente influenzare la resa delle colture. Dal 2000, la FAO ha coordinato “l’Iniziativa Internazionale per gli Impollinatori”, che produce conoscenza, linee guida e protocolli per sostenere i paesi nel monitoraggio degli impollinatori e capire meglio le minacce, le informazioni che servono e le lacune nei dati.

Salutando la leadership della Slovenia in apicoltura, Graziano da Silva ha invitato tutti i paesi ad adottare in agricoltura un approccio rispettoso degli impollinatori. I consumatori devono essere più consapevoli del ruolo importante che essi hanno e prendere decisioni in questa direzione, ha aggiunto.

“Senza le api, sarebbe impossibile raggiungere l’obiettivo principale della FAO, un mondo senza fame”.

Api operose

Una singola ape in media visita intorno a 7.000 fiori al giorno, e sono necessarie quattro milioni di visite a fiori per produrre un chilogrammo di miele.

A livello globale, 81 milioni di alveari producono 1,6 milioni di tonnellate di miele, circa un terzo dei quali è commerciato oltre i confini nazionali, secondo la Piattaforma Intergovernativa Scienza-Politica sulla Biodiversità e i servizi Eco-sistemici. Mentre a livello globale il numero degli alveari è cresciuto negli ultimi 50 anni, è invece calato in molti paesi europei e nordamericani.

La salute e la biodiversità degli ecosistemi dipendono anche da oltre 20.000 specie di api selvatiche, che sono raccoglitori specializzati e che, per i loro specifici legami con piante da fiore, sono più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

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Miele sui tetti di case e musei: il progetto di apicoltura urbana di UrBees

9ba95c734cc402b5e20a811a422fd12f_lRiavvicinare la natura al contesto metropolitano attraverso le api. L’apicoltura urbana è un fenomeno che si sta diffondendo in molte città: non solo in metropoli all’avanguardia come New York, Tokyo e Londra, ma anche in l’Italia con Torino, Milano e Roma. Grazie al progetto UrBees, che si occupa di sviluppare la cultura e la pratica dell’apicoltura urbana nel nostro Paese.

 

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