Crisi del miele, in Trentino calo del 70% della produzione. “Solo il nomadismo può salvare la nostra apicoltura”

Il Consorzio nazionale apicoltori imputa il crollo generalizzato al clima e ai pesticidi. Facchinelli: “Nel nostro caso i contadini non c’entrano. Il problema sono state le gelate e le grandinate. Il miele d’acacia è scomparso al 100%. Per fare apicoltura in Trentino bisogna spostarsi di prato in prato e dobbiamo essere aiutati”

Di Luca Pianesi– 17 novembre 2017 – 06:47

Il Conapi (consorzio nazionale apicoltori) che riunisce 600 soci in tutto il Paese ha spiegato che l’acacia nel 2017 ha raggiunto il minimo storico con un meno 30% rispetto all’anno scorso e un meno 70% rispetto al 2015 mentre èquasi azzerata la produzione di melata, conosciuto anche come miele di bosco, ed è quasi sparita quella di tiglio dell’Emilia Romagna. E anche il millefiore (quello che deriva da più fiori quindi tecnicamente più facile da produrre) ha avuto un calo del 20%. Insomma la crisi è generalizzata e il consorzio nazionale imputa tale crollo al clima e ai pesticidi.

“Per quanto ci riguarda – spiega ancora Facchinelli – mi sento di spezzare una lancia a favore dei nostri contadini. Il nostro problema, ormai da diversi anni, è il clima. Non ci ricordiamo più una stagione favorevole alla produzione di miele in provincia. E quest’anno è stato devastante. Il miele d’acacia è completamente scomparso perché non c’è stata la fotosintesi, quando è arrivata la fioritura le gelate di fine aprile hanno bloccato tutto. Questa stagione riusciremo a salvare solo un po’ di produzione più tardiva, i mieli scuri come quelli di tiglio e castagno. Ma tutta la produzione di primavera è saltata. Ma le api ci sono quindi, nel caso dell’apicoltura di montagna il problema non sono i pesticidi e gli inquinanti. Nel nostro caso il problema è che è sempre più difficile che i fiori riescano a fare la fotosintesi e laddove ciò avviene noi dobbiamo avere la possibilità di raggiungere immediatamente la zona”.

Il paradosso, poi, è che nonostante la produzione del miele in Trentino negli ultimi anni sia diventata sempre più difficoltosa il numero di produttori continua ad aumentare. “Ci sono tanti giovani che si affacciano a questa professione – conclude Facchinelli – ma devono sapere cosa li aspetta. Ormai quella dell’apicoltore di montagna è una vita difficile. Bisogna spostarsi di continuo, avere buoni contatti, essere pronti a prendere le api e portarle dove sbocciano i fiori. Ma le amministrazioni devono essere pronte ad accoglierci. I prati, i boschi di proprietà degli enti pubblici è importante che a richiesta vengano concessi. Lo stesso va chiesto ai privati. Se vogliamo che il miele trentino sopravviva bisogna riuscire a favorire il nomadismo degli apicoltori. La Provincia, i Comuni, le Comunità di Valle ci aiutino”.

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