Il miele è l’oro del made in Italy

L’eccellenza dimenticata di un settore in ripresa

L’apicoltura in Italia è una cosa seria. Un settore produttivo di tutto rispetto che rappresenta un eccellenza del made in Italy nel mondo, non sempre valorizzato come meriterebbe.

cironeIl nostro paese immette sul mercato oltre quaranta tipi di miele diversi, con una forte caratterizzazione territoriale tipica della complessità regionale italiana. Dal miele di corbezzolo sardo fino alla migliore acacia del mondo: “Ogni miele parla del suo territorio, dentro ci sono tutti i sapori di quel luogo, anche questa ricchezza ha fatto grande il miele italiano nel mercato internazionale”. Ci ha detto con orgoglio Raffaele Cirone (in foto a sinistra), apicoltore di professione e presidente nazionale di Fai (Federazione apicoltori italiani), con cui abbiamo cercato di conoscere meglio questo mondo.

La produzione mielistica, come tutto il comparto agroalimentare, dipende fortemente dalle annate e dalle condizioni  ambientali, così nel 2014 una serie di eventi sfavorevoli hanno configurato l’annus horribilis dell’apicoltura italiana. “È stato una sorta di incubo, il peggiore degli ultimi cinquant’anni, parliamo del dimezzamento della produzione, sono dati che avrebbero messo in ginocchio qualsiasi settore”. I cambiamenti climatici portano con sé conseguenze notevoli per l’ambiente, quelli che tutti consideriamo effetti collaterali, per gli apicoltori sono effetti diretti e si sono fatti sentire: “Gli sbalzi di temperatura portano squilibri, spostano i calendari di fioritura e tutta la macchina produttiva, a partire dalle api, ne paga le conseguenze”. Lo Stato però non ha fatto molto per aiutare il settore, e parola di Ceroni: “Il ministero dell’Agricoltura è stato assente, purtroppo all’interno della produzione agroalimentare veniamo pesati in termini assoluti, di fronte a colossi come il comparto del grano o quello della carne saremo sempre considerati meno importanti, è l’approccio che va cambiato”. Se il 2014 è stato un anno da dimenticare il 2015 ha tutti i requisiti per essere un anno da ricordare: “Doveva essere la stagione del recupero e si sta dimostrando tale”.

arnie

Un risultato grande però, Fai l’ha raggiunto nella stesura delle norme di etichettatura del prodotto, per cui, sui vasetti di miele, è possibile scrivere miele italiano, solo se contiene miele prodotto al 100% in Italia. Cosa estremamente importante da quando sono entrati nella Comunità europea paesi dell’est, principalmente Romania ed Ungheria, in grado di produrre grandi quantità di prodotto a costi bassi: “Non starebbe a me dirlo, ma è da tutti riconosciuto come il nostro sia il miglior miele del mondo ed è interesse di tutti proteggere un vero e proprio patrimonio del nostro paese”. Dall’estero spesso entrano nei mercati occidentali mieli di scarsissima qualità, fino a vere e proprie frodi, come quella riscontrata due anni fa negli Stati Uniti, dove quintali di sciroppo di zucchero cinese è stato venduti dalla grande distribuzione come miele di acacia. “Ilcosto di produzione dell’est può arrivare ad essere anche trenta volte più basso di quello italiano, ma poi ne risente la qualità – ricorda Cirone, che poi dà un consiglio a tutti – è bene comprare il miele dai produttori di fiducia, sulla gdo arrivano mieli famosi, però misti”.

Nel periodo della crisi economica, soprattutto lavorativa per i giovani, il mondo della produzione di miele può rappresentare una possibilità: “È bene sapere che quella dell’apicoltura è prima di tutto una scelta di vita, è l’unico caso in cui l’uomo si misura con un animale non addomesticato e questo comporta una grande consapevolezza – detto ciò il presidente si fa più morbido – in Italia ci sono le condizioni ideali per iniziare un’attività come questa, e nel campo agroalimentare la produzione di miele è l’unica che permette di realizzare i primi risultati economici nel primo anno, per rendere l’idea nel settore vinicolo ne servono almeno due”. L’investimento all’ingresso, almeno all’inizio, è limitato, e se la cosa dovesse prendere la giusta via, si può crescere gradualmente.

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L’Italia ha il quarto patrimonio apistico d’Europa, ma la grande ricchezza sta soprattutto nel patrimonio genetico dell’ape italiana, o ligustica, riconosciuta come la migliore al mondo per produttività e per il temperamento docile. “La ligustica è un vanto per l’Italia, le mie regine sono richiestissime all’estero” ci confida Cirone.

L’apicoltura può quindi diventare un’occasione, ma è necessario sapersi distinguere, soprattutto per aggredire il mercato internazionale, dove la richiesta di prodotto di qualità è ancora altissima: “Se posso rimproverare qualcosa a noi produttori è la scarsa capacità di proporsi sul mercato estero, quando produciamo eccellenze queste vengono letteralmente polverizzate dai buyers internazionali, e posso fare esempi virtuosi come il miele di nespolo siciliano o quello di corbezzolo sardo le cui produzioni dei prossimi anni sono già state opzionate dagli acquirenti dell’estremo oriente”.

apicoltorePer fare un miele eccellente è necessario seguire le fioriture e all’occorrenza spostare le arnie, operazione non sempre facile, soprattutto in condizioni geografiche particolari: “Per produrre il miele di barena nella laguna veneta, gli apicoltori devono spostare le arnie con le barche, oppure un caso limite è quello che succede nella provincia di Bolzano (3500 addetti al settore del miele), dove i colleghi sono arrivati a movimentare le arnie con gli elicotteri per inseguire la fioritura montana”.

Queste che possono sembrare follie sono le accortezze che fanno di un prodotto di consumo una vera e propria icona della qualità e di quel made in Italy che tanto ci rende orgogliosi nel mondo, ma che troppo spesso dimentichiamo di sostenere.

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