Il “calabrone asiatico” mette a rischio la produzione di miele

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FRANCESCA FOSSATI
BIELLA

Radar, microspie sul dorso degli insetti e in ultimo droni armati con sostanze a base di permetrina in grado di individuare i nidi e distruggerli. È una battaglia tecnologica senza esclusione di colpi quella che ci si appresta a combattere contro la «vespa velutina», il killer delle api che rischia di mettere in ginocchio la produzione di miele nazionale.  

 

Dalla Cina

Il «calabrone asiatico» è approdato in Francia (a Bordeaux) tramite un carico di legname seminando il panico e dimezzando il numero di alveari. Ora questo imenottero si è diffuso in Liguria e nel Cuneese. La sua comparsa è un pericolo anche per il mantenimento dell’intero sistema agricolo in cui il contributo delle api è determinante.

 

Allarme rosso

L’emergenza è in Liguria dove l’anno scorso sono stati trovati più di 90 nidi e quest’anno potrebbero arrivare a 1700. Qui la Regione ha finanziato l’acquisto di attrezzature per 16 squadre di pronto intervento. Ma ora anche il resto del Piemonte, la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana temono il suo arrivo e si stanno attrezzando con progetti ad hoc.

 

Divoratore di arnie

È un killer spietato che ha sviluppato una tecnica sopraffina: vola in «overing» sull’arnia come un elicottero, attende il ritorno delle «bottinatrici» e le assale; separa il capo, l’addome e trattiene solo il torace ricco di proteine con cui sfama le proprie larve. All’inizio della primavera le «regine» escono dal letargo e iniziano a costruire il nido, sferico e molto grande, spesso appeso ai rami degli alberi di alto fusto, e a deporre le uova. Un nido può ospitare circa 15 mila calabroni asiatici i quali si nutrono quasi esclusivamente di api mellifere (20-25 al giorno). Sono quindi capaci di attaccare uno o più alveari in una stagione.

 

Il piano

Il ministero delle Politiche agricole ha finanziato un progetto di ricerca, coordinato dal Cra-Api, che unisce il dipartimento di Scienze agrarie e forestali dell’Università di Torino, il Politecnico, l’Università e il Cnr di Pisa e il «Gruppo vespe» del dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze. Il piano, pronto per essere attuato, è già stato illustrato a Bologna mentre sabato sarà al centro di un convegno all’ospedale di Biella.

 

Tecnologia

In primavera si posizioneranno le trappole, bottiglie piene di soluzioni zuccherine o birra, per attrarre le femmine di calabrone asiatico. In seguito, dopo aver posizionato sulla schiena della vespa velutina catturata un microchip (o «tag» dal peso di 2 milligrammi), bisognerà individuare la posizione dei nidi. Lo si farà attraverso un «radar armonico» in grado di geolocalizzare il calabrone “taggato” seguendo il suo tragitto di ritorno. A quel punto si distruggerà il nido. Un’altra strategia messa a punto da Università e Cnr di Pisa prevede una tecnologia complementare: un drone che insegue il calabrone fino al nido e che può essere in grado di rilasciare sostanze che lo distruggono. Il drone, finora un prototipo, sarà completato e pronto a fine mese.

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