La cristallizzazione del miele: un fenomeno naturale


Il miele è una soluzione soprasatura di zuccheri: ciò significa che gli zuccheri vi sono contenuti in forma disciolta in quantità superiore a quella che comporterebbe il loro stesso indice di solubilità. Essendo dunque tale soluzione instabile, col tempo tende a tornare allo stato saturo, per cui il quantitativo di zuccheri in eccesso precipita e cristallizza.

Tra i due zuccheri principali del miele, il glucosio è quello meno solubile, perciò la tendenza a cristallizzare di un miele dipende dal contenuto in glucosio: quanto più questo è elevato, tanto più anticipatamente il fenomeno si realizza. Viceversa, mieli ricchi in fruttosio rimangono liquidi assai a lungo. Va però complessivamente osservato che la cristallizzazione rimane un evento fisico del tutto naturale che non altera la qualità e la commestibilità del miele.
Il processo di cristallizzazione può essere rallentato naturalmente con il riscaldamento, durante il quale i granuli di glucosio vengono sciolti.

L’immagine tipo del miele è quella di un liquido denso, brillante, di colore ambrato. Questo ha condizionato per lungo tempo il mercato del miele, tanto che quello che non corrispondeva a questo stereotipo veniva regolarmente rifiutato. Oggi quasi tutti sanno che tutti i mieli sono liquidi al momento dell’estrazione, ma che poi, nella maggior parte dei casi, in un tempo variabile da pochi giorni ad alcuni mesi, interviene la cristallizzazione. Questo è un processo naturale, che non comporta variazioni se non di aspetto. Si sviluppa in modo variabile nei diversi prodotti a seconda della composizione, e quindi dell’origine, della temperatura di conservazione (oltre i 25° C e sotto i 5 °C la cristallizzazione è inibita) e di altri fattori di tipo meccanico e fisico.
I cristalli cominciano sempre a formarsi dove trovano un “appiglio”, per esempio una minuta particella solida o il fondo e le pareti del vaso. Anche l’agitazione del prodotto può promuovere la formazione di cristalli in un miele liquido e accelerarla in un miele in corso di cristallizzazione.
Una volta cristallizzato il miele si presenta con caratteristiche diverse a seconda di come si sono combinati i diversi fattori: esistono per questo mieli con aspetto più o meno omogeneo, a cristalli grossolani o finissimi, a consistenza compatta o cremosa. Queste diversità possono segnalare, ad un occhio esperto, l’origine e la “storia” del prodotto, ma non possono, data la complessità del fenomeno, essere prese come riferimento assoluto per identificare la genuinità o meno del miele.
La scelta tra liquido e cristallizzato è una questione di preferenze personali; se però si vogliono privilegiare i prodotti più integri bisogna ricordare che, al di fuori della stagione produttiva, i soli mieli che si mantengono stabilmente liquidi sono l’acacia, il castagno e le melate. Negli altri la presentazione allo stato liquido dipende da un trattamento termico di rifusione ed è noto che il riscaldamento produce una perdita di alcune caratteristiche naturali del miele.
Il miele cristallizzato acquistato può essere riportato eventualmente allo stato liquido per mezzo di un opportuno riscaldamento (a bagnomaria a temperatura non superiore a 40′ C). Si può anche, in maniera ancora più vantaggiosa per la conservazione integrale delle peculiarità del prodotto, impedire la cristallizzazione in un miele ancora liquido conservandolo in freezer fino al momento dell’utilizzo. Ma può essere ancora più interessante abituarsi all’uso di miele cristallizzato: si scoprirà allora che questa forma fisica rende forse il miele meno comodo da prelevare e da sciogliere, ma molto più facile da maneggiare, in quanto non cola, e molto più piacevole da consumare poiché viene percepito meno dolce e più fresco al palato.

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